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Una volta non c’era la facilità di oggi per incontrare e conoscere una ragazza e per sposarsi era molto difficile trovare la persona giusta.

La figlia da maritare viveva in casa sotto la stretta sorveglianza della madre. Poteva uscire solo per andare in chiesa, scortata sempre da genitori e fratelli maggiori. Certo, non mancavano agli uomini le occasioni per “adocchiare” una picciotta (ragazza), ma per parlarle e incontrarla le difficoltà erano enormi. Ciascuno si ingegnava come meglio poteva: gli espedienti andavano da rapide e intense occhiate, ammiccamenti, passeggiate sotto casa, messaggi recapitati con corrieri compiacenti o con altri mezzi di fortuna. Anche le ragazze erano esperte nel captare tutti questi segnali e, se compiacenti, rispondevano con altrettanta perizia.

Gli uomini più timidi o meno creativi si rivolgevano al mezzano o “paraninfo”. Questo faceva  la “messaggeria” ai genitori della ragazza, ovvero riferiva la proposta alla famiglia della ragazza. Generalmente il suo ruolo era accettato e condiviso dalla società. Quando, invece, si dedicava a combinare relazioni illecite, spregiativamente veniva denominato “ruffiano”.  Il mezzano poteva essere uomo o donna; in cambio del servizio riceveva qualche regalo.

Il mezzo più classico per corteggiare la ragazza era la serenata. Il giovanotto, accompagnato, da un complessino in cui non mancavano la chitarra e il mandolino, sul far della notte andava sotto il balcone dell’innamorata e cantava la serenata.

Durante la serenata, la ragazza si affacciava. Se la ragazza o la famiglia di lei non erano consenzienti, la finestra restava chiusa o, nei casi peggiori, venivano giù secchiate di acqua o qualche schioppettata d’avvertimento…..
Oppure nella migliore delle ipotesi, seguiva il fidanzamento ufficiale con la presentazione in famiglia; il fidanzato, spesso accompagnato dal mezzano, chiedeva al padre la mano della ragazza…..e tutto aveva inizio!

Sarhia

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